l'ingresso della chiesa di san giuseppe artigiano

Chiesa di San Giuseppe Artigiano

Il caso San Giuseppe Artigiano. Un romanzo in 6 capitoli

Capitolo 1. La facciata che nasconde qualcosa

Se passate da via Sassa di sera, state probabilmente cercando uno spritz. Se passate di giorno, potreste trovare di meglio. La facciata sembra un abito elegante indossato sopra il pigiama: sotto è intonacata e ordinata, con lesene e capitelli, sopra è rimasta in pietra grezza, come se qualcuno fosse stato interrotto sul più bello. C’è poi un dettaglio da giallo. La facciata è ruotata di 8° rispetto all’aula, per allinearla alla strada. La chiesa è storta, quindi, e ufficialmente lo è per ragioni urbanistiche. Se scegliete di credere che lo faccia apposta, nessuno vi smentirà. lorenzotaccioli

Capitolo 2. Il cavaliere

Entrate, e al primo sguardo a sinistra lui vi fissa dall’alto: un cavaliere in armatura sul suo cavallo, sotto un baldacchino gotico che sembra ricamato, sorretto da colonne tortili poggiate su due leoni. È il monumento ai Camponeschi, realizzato nel 1432 da Gualtiero d’Alemagna e dichiarato monumento nazionale. Sotto il cavaliere c’è un giovane disteso tra due angeli, con un cagnolino accucciato ai piedi. I Camponeschi dominarono L’Aquila tra Trecento e Quattrocento e avevano appena resistito all’assedio di Braccio da Montone. Il cagnolino, però, è l’unico testimone chiave che non ha mai parlato. Basilica di San Giuseppe Artigiano

Capitolo 3. Il muro che sa troppo

Nell’abside c’è una crepa. Anzi, una finestra: una breccia nell’intonaco da cui spunta un vescovo dipinto, con mitra e libro in mano, e sopra di lui una scena che qualcuno aveva coperto secoli fa. Sono affreschi di scuola giottesca, trovati per caso durante i lavori di restauro nel 2012. Il terremoto ha distrutto tanto, ma qui ha anche restituito qualcosa. Accanto c’è una nicchia minuscola con altri colori che occhieggiano. Se qualcuno vi dice che le chiese non hanno segreti, portatelo qui. Wikipedia

Capitolo 4. Gli inquilini misteriosi

Le navate laterali sono abitate da grandi tele. Il pittore pugliese Giovanni Gasparro ha dipinto 18 opere dedicate ai santi della tradizione aquilana. Tra loro c’è un vescovo barbuto con più mani di quante ne preveda la natura, tutte impegnate a reggere candele e pastorali. Non tutti approvano: alcuni studiosi giudicano i dipinti nuovi troppo invasivi accanto al mausoleo e agli affreschi antichi. Il verdetto spetta a voi. Ma sfido chiunque a restare indifferente. Wikipediaresearchgate

Capitolo 5. Una vita sotto falso nome

Questa chiesa ha più identità di una spia. Nata come San Vittorino, diventò San Biagio, e nel 2008 divenne parrocchia universitaria con il nome attuale. Per questo gli studenti la chiamano “la chiesa degli studenti”. Nella Seconda guerra mondiale, abbandonata, fece da dormitorio ai soldati. Il sisma del 2009 è stato la quinta volta nella storia che l’edificio veniva ferito da un terremoto. Poi la rinascita: la Fondazione Roma ha stanziato 2,9 milioni di euro e il 22 luglio 2012 la chiesa è stata riaperta al culto. Nel 2013 è stata elevata a basilica minore, la terza della città. Se lo vedete sulla facciata, quell’ombrellino giallo e rosso accanto allo stemma papale è il segno del titolo.

Capitolo 6. Il colpo di scena

Vi avvicinate all’altare e alzate lo sguardo. Una croce dorata e argentata è sospesa a mezz’aria, retta da fili sottilissimi, col monogramma di Cristo al centro e quattro figure minuscole ai capi. Intorno all’abside corre una scritta latina che parla di San Giuseppe come custode casto della Vergine. Dall’altra parte, in una teca illuminata come un set cinematografico, riposa la reliquia di San Vittorino d’Amiterno. Il primo titolare della chiesa, insomma, non se n’è mai andato.

Mezza stella in meno perché non riuscirete a fermarvi qui: dopo San Giuseppe vorrete visitare tutte le chiese dell’Aquila. Per i turisti, è la tappa perfetta a due passi dal Duomo, a circa 200 metri da piazza Duomo. Per gli aquilani, è il momento di ammettere che non entravate da anni, e che dentro c’è ancora qualcosa che non avete visto.