Chiesa di Santa Maria del Soccorso
Dossier riservato: la chiesa che ha ingannato tutti con un vestito a righe
Cominciamo con un indizio. Immaginate una chiesa che si presenta con una facciata a bande bianche e rosa, quasi come volesse mimetizzarsi tra le grandi cattedrali toscane, quelle da cartolina, quelle che di solito si trovano a Siena o Orvieto. E invece no: siamo a L’Aquila, in un angolo tranquillo vicino a Piazza degli Olivetani, e quella facciata a righe è un vero e proprio travestimento architettonico. Perché appena si varca la soglia, il colpo di scena: dentro non c’è nessuna eleganza toscana ad aspettarvi, ma un interno gotico, austero, quasi in contraddizione volontaria con quello che si è appena visto fuori. Come se una persona vestita da damigella si rivelasse, una volta aperta la porta, un architetto rigoroso in giacca scura.
Indagando ulteriormente (sì, abbiamo controllato le fonti, come si deve fare in ogni buon dossier), scopriamo un dettaglio che cambia le carte in tavola: una delle cappelle della chiesa è attribuita ad Andrea dell’Aquila, allievo diretto di Donatello. Non un discepolo qualunque, ma uno che ha imparato il mestiere da uno dei più grandi scultori del Rinascimento. È come scoprire che il ristorantino di quartiere in cui mangiate la domenica ha come chef Gordon Ramsay. Vi aspettereste tovaglie di carta, e invece trovate argenteria.
Poi, come in ogni indagine che si rispetti, arriva la svolta drammatica: il 2009. Il terremoto colpisce anche questa chiesa, silenziosamente elegante e fino a quel momento sfuggita ai riflettori del grande turismo, lasciandola tra gli edifici da monitorare e restaurare. Una vittima meno nota del sisma, ma non per questo meno preziosa: semplicemente più riservata, come chi soffre senza far rumore.
Ecco perché Santa Maria del Soccorso merita un posto nella vostra lista, anche se non compare mai nelle prime righe delle guide turistiche. È il classico caso dell’indagine che nessuno ha voluto approfondire, mentre la soluzione era proprio lì, a due passi dal centro.
Una facciata da cartolina che nasconde un interno da manuale di storia dell’arte, con la firma di un allievo di Donatello incastonata tra le sue mura. Se passate da L’Aquila e vi limitate alle chiese più fotografate, avrete visto la città. Ma non l’avrete indagata fino in fondo.













