facciata della chiesa di santa maria della misericordia

Chiesa di Santa Maria della Misericordia

Nessuno grida al miracolo quando lo trova, ma qui il miracolo lo hanno trovato per sbaglio, durante lavori di ordinaria manutenzione post-sisma. Verbale dei fatti: cantiere aperto dal 2021, operai al lavoro sull’intonaco barocco, e a un certo punto — sorpresa — sotto lo strato settecentesco spunta un ciclo di affreschi del 1538, firmato Francesco da Montereale. Un ritrovamento che la stampa specializzata ha definito il più importante della città. Il cronista, sul posto, conferma: sì, è tutto vero, ed è pure più bello delle foto.

La facciata, va detto, non aiuta a intuire cosa si nasconda dentro: pietra chiara, un rosone, la scritta “SCA MARIA DE LA MISERICORDIA” incisa col piglio di chi non ama i fronzoli — più bilancio comunale che basilica. Un understatement che farebbe la felicità di qualunque consulente di marketing contemporaneo, abituato a insegnare “less is more” a chi invece qui lo praticava già nel Cinquecento, semplicemente perché non c’era budget per il resto.

Poi si entra, e il verbale cambia tono. La cupola sventrata dal restauro rivela una Pietà dai colori intatti, un’Assunzione con tanto di sottotitolo latino — “ASSVMPTA EST MARIA IN CELVM” — come se all’epoca servisse davvero spiegare la scena a chi guardava. Attorno, buchi nell’intonaco che sembrano ferite di guerra ma sono in realtà finestre sul passato: un contrasto brutale, quasi documentaristico, tra il barocco patinato e il Rinascimento che spinge per riprendersi lo spazio.

Il confronto più onesto non è con una cattedrale, ma con quei casi di cronaca in cui si scopre che il quadro comprato al mercatino delle pulci è un originale: qui è successo alla città intera, e la città, con la consueta discrezione aquilana, non ne ha fatto un caso mediatico. Dovrebbe. Vale la deviazione dal giro turistico canonico, e più di una foto al rosone.