la statua e della fontana vecchia a l'aquila con una buona parte della fontana e piazza duomo a l'aquila

Fontana Vecchia

Ci vediamo alla Fontana Vecchia: due gemelli, una piazza e sette secoli d’acqua

«Ci vediamo alla Fontana Vecchia».

Oggi basta scriverlo in chat, aggiungere magari un “sono già lì” mentre ancora stai cercando parcheggio, e il gioco è fatto. Un tempo, invece, darsi appuntamento in Piazza Duomo richiedeva una certa dose di fiducia. Niente WhatsApp, niente posizione condivisa, niente «mandami una foto di dove sei». Si fissava un’ora e ci si affidava al destino, in mezzo al mercato, ai banchi della frutta, alle voci dei venditori e a tutto quel movimento che per generazioni ha animato il cuore dell’Aquila.

Oggi il grande mercato non c’è più. Piazza Duomo ha cambiato ritmo: passeggio, tavolini, eventi, turisti e aquilani che attraversano la piazza magari senza accorgersi di quanta storia hanno appena sfiorato.

Eppure, alle due estremità della piazza, loro sono ancora lì.

Le Fontane Vecchie sono due. E già questo è un piccolo dettaglio che spesso sfugge: quando diciamo “la Fontana Vecchia”, in realtà stiamo parlando di una coppia di fontane gemelle, una a capo piazza, verso corso Vittorio Emanuele, e l’altra a piè di piazza, verso il Duomo. Sono praticamente due fratelli che abitano agli estremi della stessa casa e che, da quasi un secolo, hanno scelto di non guardarsi mai.

E qui comincia la parte interessante.

Vecchia sì. Ma non esattamente come sembra

Partiamo dal nome, perché è forse il primo piccolo inganno.

La Fontana Vecchia è davvero vecchia, ma non nel senso in cui lo è tutto ciò che vediamo oggi.

La presenza delle fontane in Piazza Duomo è documentata almeno dal 1303, quando la piazza venne pavimentata e vi fu realizzato un nuovo acquedotto in occasione dell’istituzione del mercato cittadino. Insomma, l’idea di avere l’acqua proprio lì, nel centro della vita commerciale della città, non è una trovata moderna: gli aquilani la consideravano una necessità già nel Medioevo.

Da allora, però, le fontane hanno avuto una vita tutt’altro che tranquilla.

Sono state restaurate, modificate e adattate più volte. Dopo il terremoto del 1703 arrivarono nuovi interventi nel 1727; nell’Ottocento furono nuovamente sistemate e vennero modificate anche le condutture, con lavori tra il 1834 e il 1836 e poi ancora tra il 1839 e il 1844.

Quindi sì: la storia è medievale, ma l’aspetto che conosciamo oggi è molto più recente.

La configurazione attuale prende forma soprattutto tra il 1927 e il 1932, nell’ambito della grande trasformazione urbanistica della città, e coinvolge lo scultore Nicola D’Antino, lo stesso artista che pochi anni dopo realizzerà anche la Fontana Luminosa.

Insomma, più che una fontana vecchia, potremmo definirla una fontana con una notevole esperienza alle spalle.

Due ragazzi nudi e quattro delfini

Poi ci sono loro.

Due giovani uomini in bronzo, nudi e tranquillissimi, come se stare senza vestiti nel bel mezzo dell’inverno aquilano fosse la cosa più normale del mondo.

A tenerli al riparo dal freddo, evidentemente, ci pensa il senso artistico.

Le statue reggono una bùccina, cioè un antico strumento a fiato ricavato sul modello delle grandi conchiglie, utilizzato nell’antichità anche per produrre segnali. Nel caso delle Fontane Vecchie, però, la bùccina non serve a chiamare alle armi nessuno: dalla sua apertura esce l’acqua.

Una specie di tromba, insomma. Solo che invece della musica fa il bagno alla piazza.

E non sono gli unici animali coinvolti nell’operazione. Sotto il catino superiore compaiono infatti quattro delfini bronzei, dalle cui bocche fuoriesce l’acqua. Sono elementi aggiunti nell’ambito degli interventi di D’Antino e contribuiscono a dare alla fontana quell’aspetto scenografico che oggi ci sembra quasi naturale.

La struttura è costruita su più livelli: una grande vasca circolare alla base, una seconda vasca più piccola, il basamento centrale a croce, il catino superiore e infine la statua del giovane.

Vista così, sembra quasi un enorme gioco di equilibrio.

E, considerando che è lì da decenni, direi che sta funzionando.

Il mistero dei due che non si guardano

Ma il dettaglio più curioso è un altro.

I due ragazzi non si guardano.

Mai.

Le fontane si trovano alle estremità opposte della piazza e le statue sono orientate verso l’esterno, quindi i loro sguardi puntano in direzioni opposte rispetto al centro di Piazza Duomo. Una guarda verso l’area di corso Vittorio Emanuele, l’altra verso il lato del Duomo.

A questo punto le spiegazioni possibili sono almeno due.

La prima è quella seria: la disposizione ha una precisa logica scenografica e urbana, legata alla posizione delle fontane e alla loro funzione all’interno della piazza.

La seconda è decisamente più divertente.

Si sono litigati.

Magari è successo nel 1931.

«Questa conchiglia è mia.»

«No, è uguale alla tua.»

«La mia è più bella.»

«Guardati le gambe e poi ne riparliamo.»

Da quel giorno, silenzio assoluto.

Non si sono più rivolti la parola.

Naturalmente non sappiamo se D’Antino avesse davvero in mente una specie di dramma familiare in bronzo. Sappiamo però che i due giovani sono concepiti come figure gemelle e che la loro posizione, con lo sguardo rivolto verso l’esterno, è uno degli elementi più caratteristici dell’insieme.

Una piazza che cambia, una fontana che resta

Forse è proprio questo il bello delle Fontane Vecchie.

Sono nate per una città che non esiste più.

Quando la loro storia comincia, Piazza Duomo era soprattutto un luogo di mercato e l’acqua era una risorsa essenziale per chi vi lavorava e commerciava. Nei secoli la piazza è cambiata, le fontane sono state restaurate, il mercato si è spostato e la città ha assunto forme nuove.

Loro, invece, continuano a fare quello che facevano da generazioni: stare lì e far scorrere l’acqua.

Con una differenza non da poco: oggi spesso le attraversiamo distrattamente, presi dalla fretta, dal telefono o dalla ricerca di un posto dove prendere un caffè.

E magari non ci rendiamo conto che quei due ragazzi di bronzo, apparentemente immobili e un po’ permalosi, sono parte di una storia che comincia più di sette secoli fa.

La prossima volta che attraversate Piazza Duomo, fermatevi un momento.

Guardate la fontana.

Guardate i due gemelli.

E soprattutto guardate dove guardano loro.

Non si stanno guardando. Non si sono mai guardati.

Da quasi un secolo continuano a darsi le spalle, impassibili, mentre intorno a loro L’Aquila cambia, ricostruisce, si trasforma e riparte.

Forse, alla fine, è proprio questo il loro mestiere: restare mentre tutto il resto passa.

E se proprio volete dar loro un appuntamento, fate una cosa semplice.

Scrivete: «Ci vediamo alla Fontana Vecchia».

Poi, per sicurezza, condividete la posizione.

Dopo sette secoli di storia, non è il caso di rischiare di non trovarsi.