Macelleria di Pierino e Veronica

Varcare la soglia de “La Macelleria Di Pierino e Veronica” sotto quel tendone a strisce è un’esperienza che mette a dura prova sia il portafoglio che la forza di volontà. Se dovessi collocare questo locale nella classifica delle macellerie aquilane, lo piazzerei esattamente al crocevia tra “il rifugio del tradizionalista abruzzese” e “la boutique per il finto masterchef della domenica”. Non è la solita bottega ruspante dove si urla l’ordine sopra il rumore della mannaia, ma un ibrido elegante e ben riuscito.

Da un lato, l’anima forte del territorio si impone con un bancone dei freschi che è pura poesia per i puristi locali: troverete arrosticini e bistecchine di castrato, l’immancabile salsiccia di fegato e il coscio d’agnello, pronti a risolvere il pranzo della domenica con onestà e senza troppi fronzoli. Dall’altro lato, però, troneggia un frigo per la frollatura illuminato come l’espositore di una gioielleria: per chi si sente improvvisamente internazionale, ci sono maestosi tagli di Angus Irlandese e Simmental Bavarese che riposano elegantemente.

L’obiettività mi impone però di denunciare la loro strategia di marketing più subdola: l’arredamento a “trappola per sprovveduti”. Mentre aspettate che vi incartino la ciccia, vi ritrovate circondati da eleganti scaffalature in ferro battuto studiate per sabotare la vostra lista della spesa. Siete entrati solo per due fette di carne? Peccato. I ripiani alti vi ipnotizzano con file ordinate di pasta artigianale, seguiti a ruota da legumi secchi e vasetti di conserve e passate di pomodoro. Se per disperazione abbassate lo sguardo, un plotone di bottiglie di vino vi fissa minaccioso, pronto a suggerirvi l’abbinamento perfetto. E se pensate di essere salvi puntando l’uscita, un intero espositore in legno vi blocca la strada con il Miele del Parco Nazionale del Gran Sasso, promettendo “un assaggio dell’Abruzzo in ogni goccia”.

In conclusione, è un locale pulito, ordinato e fornito con un’intelligenza quasi diabolica. Riuscirete a uscire comprando solo quello per cui eravate entrati? Ne dubito fortemente. Se vi sentite pronti a sfidare le loro teche frollate e i loro scaffali tentatori, andateci. Se invece volete scoprire in quale altra bottega della città ho inavvertitamente speso il budget destinato alle bollette, vi aspetto alla prossima recensione.