Pasticceria Manieri
C’è una teoria, tutta mia, secondo cui il tempo scorra più lentamente nei posti dove si fanno bene le cose per davvero — una specie di dilatazione temporale artigianale, roba che Einstein avrebbe apprezzato se solo avesse avuto la fortuna di passare da via Garibaldi, all’Aquila. Lì, da quarantacinque anni, la Pasticceria di Tullio Manieri sforna dolci con una costanza che definire “sospetta” sarebbe ingeneroso, ma “innaturale” ci si avvicina parecchio.
Sono entrato con il solito bagaglio di diffidenza che porto sempre con me quando sento la parola “storico” — perché nella mia esperienza, spesso, vuol dire solo “vecchio”, non “buono”. Ne sono uscito con tre sacchetti e la fastidiosa necessità di ridimensionare drasticamente le mie certezze, cosa che, a una certa età, fa più male dell’ernia.
Il torrone al cioccolato, disponibile anche in versione pistacchio e zafferano, è il tipo di dolce che ti fa fermare a metà masticazione per chiederti se tutti gli altri torroni della tua vita fossero, in realtà, un tentativo mal riuscito. Le ferratelle — dure per i puristi, morbide per i diplomatici — meritano un dibattito a parte, magari in sede europea. E i tozzetti aquilani, al pistacchio e cioccolato o alle mandorle, hanno quella consistenza precisa che separa chi fa pasticceria per hobby da chi la fa da quarantacinque anni senza mai abbassare la guardia.
Poi ci sono le coperchiole all’amarena, i sassi aquilani, gli amaretti, i taralli — un intero repertorio che qui non è riservato alle occasioni speciali, ma viene preparato ogni giorno, come se “fare le cose per bene” fosse semplicemente la normalità e non un’eccezione da celebrare. Il Dolce della Perdonanza, creato in onore della festa più sentita della città, chiude il cerchio: la tradizione non solo si conserva, qui si rinnova.
Sono arrivato scettico, come sempre. Sono ripartito con la sensazione scomoda di dover ricalibrare il metro con cui giudico ogni altra pasticceria d’ora in avanti.
Il Verdetto: Se passate da via Garibaldi, fermatevi. L’alternativa — continuare a nutrirvi di dolci anonimi presi per abitudine — resta tecnicamente possibile, ma decisamente sconsigliata.
























