Arrosticini Divini

I Romani hanno costruito un impero basato sull’ingegneria logistica, spostando interi fiumi attraverso immensi acquedotti di pietra per centinaia di chilometri pur di avere l’acqua corrente. Eppure, l’Homo Sapiens del ventunesimo secolo va incontro a un collasso cognitivo totale quando si tratta di trovare un semplice parcheggio per il pranzo della domenica.

Se vi state dirigendo all'”Arrosticini Divini” provenendo dall’Aquila, l’insegna vi apparirà sulla destra, ma l’ingresso per le auto è mimetizzato con cura. Dovete proseguire per altri duecento metri circa prima di trovare il varco giusto. Una volta trovato, però, vi si spalanca davanti una spianata vasta, capace di assorbire i mezzi di un’intera divisione in licenza premio.

Entrate e la geometria spaziale vi accoglie con inaspettata grazia. Niente tavoli ammassati con la disperazione delle scialuppe di salvataggio del Titanic. La boiserie rossa alle pareti conferisce alla sala un’eleganza asciutta e funzionale. Ma la vera arma di distruzione di massa di questo locale è posizionata all’esterno. Vi sedete nella veranda coperta, vi voltate, e venite investiti da un’onda d’urto visiva: un panorama bellissimo sulle vette del Gran sasso.

Passiamo alla logistica da tavola. I tavoli in legno e ferro ospitano piatti colorati e personalizzati, progettati con materiali che sembrano assorbire gli impatti acustici. Ed è vitale. Perché quando il locale viaggia a pieno regime, i decibel nella sala principale raggiungono rapidamente la quota di un caccia bombardiere in fase di decollo. L’igiene è di ottimo livello in ogni settore, supportata da una rampa meccanizzata per l’accessibilità dei disabili alle toilette, una dotazione di altissima civiltà. L’unica falla fatale nel sistema di sicurezza è la porta del bagno maschile: la chiave della serratura è assente. Mantenere il perimetro chiuso richiederà la reattività e i riflessi di chi si ritrova a dover gestire una colonia felina affamata all’ora della pappa.

L’equipaggio di sala è cordiale e vi fornisce un menù che è, a tutti gli effetti, un manuale di balistica ovina. Le bruschette e le “chips” si comportano da fanteria leggera, ma il vero nucleo a fusione del locale è la ciccia. Gli arrosticini fatti a mano da 30 grammi, sono un capolavoro assoluto di architettura proteica. Consigliatissimi. Quelli di fegato piccanti e gli “sbagliati” sprigionano una potenza di fuoco che vi spinge senza esitazioni verso il bis.

Poi, improvvisamente, si entra nel vuoto cosmico: l’arrosticino di pollo non perviene al palato, insapore. E infine, l’incidente quantistico: lo spiedino vegetariano. Non solo è un’aberrazione termodinamica sulla griglia, ma viene prezzato a ben 2,00€, superando il costo della carne premium. Un mistero della finanza moderna. Per ricalibrare i sensori, il reparto dolci spara a raffica proiettili a frammentazione di pura felicità, tra cui spiccano un geniale “Zafferamisù” e il classico tiramisù e quello al pistacchio. Menzione d’onore alle scorte idriche: la cantina è ben fornita con una vasta selezione di birre artigianali e vini biologici del territorio.

Il Verdetto:

Con una spesa indicativa di circa 50 euro per due persone a pranzo, non siamo di fronte al refettorio di base dove presentarsi a marcare visita tutti i giorni. Il listino è tarato verso l’alto, ma l’impatto frontale del cibo e la magnificenza della vista giustificano totalmente l’esborso.

Andateci. Sedetevi in veranda, contemplate il paesaggio montano e ordinate una montagna di carne. Ma vi avverto: se per qualche inspiegabile cortocircuito cerebrale osate ordinare lo spiedino vegetariano da due euro, il sistema d’allarme del locale si innescherà, le montagne all’orizzonte vi volteranno le spalle e sarete condannati per l’eternità a fare da contrappeso alla porta senza chiave del bagno degli uomini.