Perché l’invasione accademica dell’Aquila è la cosa migliore dell’anno
C’è qualcosa di quasi commovente nel vedere un intero parco cittadino trasformarsi, per un giorno, in una fiera dove il sapere si vende senza banco né cassa. Il Parco del Castello, ieri, ha ospitato la Street Science organizzata dall’UNIVAQ, e il risultato è stato quello di un mercato rionale gestito però con la disciplina di un aeroporto svizzero: tanta gente, pochi ritardi, nessuno che si è perso davvero.
La mattina è appartenuta agli scolari, quella fascia di età che interroga gli adulti con la stessa spietatezza con cui un controllore delle tasse esamina uno scontrino sospetto. Elementari e primi anni delle medie hanno invaso gli stand con una curiosità reciproca che definire “vivace” sarebbe un eufemismo da comunicato stampa. Il pomeriggio, il testimone è passato a un pubblico più eterogeneo — professori, curiosi, contadini — una platea meno inquisitoria ma comunque partecipe, come un pubblico teatrale che ha già letto la trama ma vuole comunque vedere come va a finire.
L’affluenza è stata robusta, con un cedimento fisiologico all’ora di pranzo — persino la sete di conoscenza, a quanto pare, si inchina di fronte a un piatto di pasta. Sul fronte sicurezza, ambulanze e servizio d’ordine presenti e discreti, con gli organizzatori in perenne movimento tra gli stand, un po’ come api operaie che controllano l’alveare senza mai fermarsi. Le strade attorno al parco, fino alla fontana luminosa, sono state chiuse con encomiabile fermezza — anche se le vie limitrofe si sono comunque intasate di automobili in cerca di parcheggio, dimostrando che il caos, quando gli si chiude una porta, trova sempre una finestra.
Il vero nodo, però, riguarda la crescita. Gli stand aumentano edizione dopo edizione, segno di un evento in salute — ma alcuni, quest’anno, hanno pagato una collocazione infelice, relegati in angoli poco frequentati, penalizzati non nel contenuto ma nella pura logistica. È il classico problema di chi ha troppi ospiti e non abbastanza sedie: la generosità, senza organizzazione, rischia di trasformarsi in dispersione.
Un’edizione riuscita, affollata al punto giusto, gestita con mano ferma. Ma se l’anno prossimo gli stand continueranno a moltiplicarsi senza una suddivisione per aree tematiche, il pubblico non esplorerà più l’evento — lo subirà, vagando senza meta tra un microscopio e un gonfiabile, con la stessa faccia smarrita di chi entra in un centro commerciale enorme cercando solo il bagno.



